18 novembre 1189 – Muore a Palermo, sua città natale, Guglielmo II il Buono, Re di Sicilia.

Guglielmo II re di Sicilia

Guglielmo II, noto come “Guglielmo il Buono,” nacque nel dicembre del 1153 da Guglielmo I il Malo, re di Sicilia figlio di re Ruggero II, e da Margherita di Navarra.

Nel 1166, quando l’anziano padre morì, il giovane Guglielmo divenne re a soli dodici anni sotto la reggenza della madre.
Guglielmo I, prima di morire, assegnò la successione a Guglielmo, mentre all’altro figlio, Enrico, confermò il Principato di Capua; affidò la reggenza e la tutela del giovane re alla moglie Margherita che sarebbe stata coadiuvata da un consiglio di reggenza di tre familiares: il vescovo di Siracusa, Riccardo Palmer, il notaio Matteo d’Aiello e il gaito Pietro.
Le prime disposizioni della reggente e del suo consiglio furono all’insegna della riconciliazione, probabilmente queste decisioni furono suggerite da Guglielmo I in punto di morte. La regina Margherita liberò dalle carceri quanti erano detenuti in seguito alle rivolte del decennio precedente e soppresse i pagamenti di alcune gabelle imposte dal marito ad alcune città ribelli.
Margherita dopo un pò di tempo, non ritenne più opportuno affidarsi ai funzionari che aveva nominato suo marito, ma chiamò dalla Navarra il fratellastro, Rodrigo Garcés, che nominò conte di Montescaglioso, il cugino, Stefano di Perche, che nominò cancelliere e vescovo di Palermo, ed altri parenti cui affidò il governo del regno.
Questo comportamento scontentò sia i baroni che i funzionari, italici e saraceni, e portò ad un rivolta capeggiata da Matteo d’Aiello, che in un primo tempo fu imprigionato, ma in seguito riuscì ad avere la meglio e a fare allontanare i navarresi ed i francesi.
Margherita era abituata al dissenso, avendo vissuto, con il marito, tali esperienze con la rivolta guidata da Matteo Bonnellis di Caccamo nel 1160, che causò la morte di uno dei suoi figli. Comprensibilmente, lei fu molto protettiva verso Guglielmo, che imparò bene diverse lingue, compreso l’arabo. Furono precettori di Guglielmo prima Gualtiero (per alcuni Gualtiero di Offamil) e poi Pietro di Blois.
Margherita allora istituì un nuovo consiglio di reggenza costituito da il vescovo di Siracusa Riccardo Palmer, il notaio Matteo d’Aiello, e Gualtiero, Gentile Tuscus vescovo di Agrigento, Romualdo Guarna, Giovanni vescovo di Malta, Ruggero conte di Geraci, Riccardo di Mandra, Enrico conte di Montescaglioso e il Gaito Riccardo.
Le prime cose che il consiglio di reggenza realizzo furono, ancora una volta, all’impronta della conciliazione con la popolazione e con la nobiltà. Vennero concessi condoni anche fiscali, furono infeudate alcune contee vacanti e furono accolti nuovamente nel Regno gli esiliati Tancredi di Lecce e Roberto di Loritello.
Margherita era una donna forte e coraggiosa, chiese spesso consigli all’Arcivescovo di Canterbury, Thomas Becket, con il quale tenne una fitta corrispondenza. Becket le diede solo un appoggio morale, mentre Margherita lo appoggiò nella controversia che lo opponeva al re d’Inghilterra Enrico II.  Quando Becket fu ucciso nel 1170 la regina di Sicilia concesse rifugio alla famiglia di Thomas Becket.
Guglielmo trascorse gran parte della sua giovinezza al di fuori Palermo, in castelli come quello di  San Marco di Alunzio, raggiunse la maggior età nel 1171.
Gli intrighi di vescovi e nobili hanno favorirono una lotta di potere a corte, e questo certamente influenzò gli atteggiamenti del sovrano Guglielmo.
Cristo incorona re Guglielmo II, mosaico del Duomo di Monreale (XII secolo).
Grazie al nuovo sovrano il regno ritornò agli antichi splendori, Guglielmo tentò di porre rimedio agli errori del padre ed in buona parte vi riuscì. Nominò Vicecancelliere Matteo d’Ajello, ebbe un grande rispetto di tutti i gruppi etnici presenti in città, riaffidò ai musulmani le vecchie cariche sottratte e diede la giusta importanza ai feudatari ai quali affidò moltissime cariche a corte e nell’esercito.
Il governo passò poi nelle mani di Gualtiero, a cui si deve anche la costruzione della Cattedrale di Palermo.
Come spesso capita ci furono diversi tentativi per assicurare una consorte al re di Sicilia. Inizialmente si ipotizzo il matrimonio di Guglielmo con la principessa bizantina, Maria, figlia dell’imperatore Manuele I Comneno, ma presto gli accordi per questa unione fallirono. Nel 1173 papa Alessandro III si oppose al matrimonio tra il re normanno e Sofia, figlia di Federico I Barbarossa. Poi nel 1176 fu inviato in Inghilterra l’arcivescovo di Capua Alfano di Camerota.
Questi negoziò il matrimonio con la figlia di Enrico II d’Inghilterra, per instaurare un’alleanza fra gli Altavilla e i Plantageneti. Questa missione ebbe successo e la principessa fu condotta nell’isola. A Palermo il 13 febbraio 1177 Guglielmo sposò Giovanna Plantageneto (1165-1199), sorella di Riccardo Cuor di Leone. In occasione di questo matrimonio i nobili inglesi raccontarono dello sfarzo e del lusso della corte normanna.
Da questa unione non nacquero figli e ciò spinse Guglielmo, per assicurare un erede al trono di Sicilia, ad acconsentire alle nozze dell’ormai matura zia Costanza (la figlia postuma di Ruggero II) con Enrico di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI.
Ritenuto da molti giusto, indulgente e tollerante, Guglielmo II conquistò l’opinione degli storiografi anche perché seppe proteggere gli intellettuali del tempo, soprattutto i poeti arabi. Con Guglielmo i musulmani mantennero una larga rappresentanza di governo e di religione e a Palermo c’era anche alcune moschee.
Il viaggiatore arabo Ibn Giubair lo ha descritto, forse per il suo atteggiamento benevolo verso i mussulmani, come un monarca “quasi-musulmano”.
Segni visibili del regno di Guglielmo sono ancora oggi il magnifico Duomo di Monreale e l’abbazia benedettina di Monreale, cui seguì la costruzione della Cuba e della Zisa a Palermo.
Il Duomo di Monreale, dedicato alla Vergine Maria, fu realizzato per mostrare al mondo che Guglielmo era ormai un re maturo disposto ad esercitare tutto il potere che gli veniva dalla corona. Ciò è testimoniato da un mosaico che raffigura la sua incoronazione fatta direttamente da Cristo a imitazione del mosaico della Chiesa della Martorana che mostra Ruggero II incoronato da Cristo. La costruzione di questa grande chiesa, e la creazione di una diocesi a poche miglia da Palermo, fu una delle sue azioni più importanti.
Guglielmo II dedica la Cattedrale di Monreale alla Vergine, mosaico del Duomo di Monreale.
La sua politica interna e politica estera fu ambiziosa, ma Guglielmo raramente si avventurò lontano dalla Sicilia.
Diresse abili trattative con il Sacro Romano Impero, con i comuni dell’Italia settentrionale, e con i regni dei Balcani e del Mediterraneo orientale, dove le forze siciliane riuscirono a conquistare dei territorio. Dopo un lungo periodo di conflitti, fece un trattato di pace con l’imperatore d’Oriente Isacco Angelo Comneno.
Con Guglielmo II detto il Buono (1166-1189) l’isola riacquistò la pace interna.
Guglielmo il Buono morì nel 1189, come già detto, senza eredi. Si può affermare che l’epoca normanna della Sicilia sia finita con lui. È sepolto nel Duomo di Monreale. Nel giro di pochi anni l’epoca della dinastia degli Hohenstaufen di Svevia arrivò in Sicilia e Federico II ne fu il suo massimo esponente.
Funerali di Guglielmo II, dal Liber in honorem Augusti – Pietro da Eboli.

«Sì, muore il sole degli uomini, i celesti patiscono eclissi, l’anglica luna orbata piange il siciliano giorno. All’occaso del sole l’orbe commosso si ecclissa; piangono gli astri, si dolgono, piange il mare, lagrima la terra.

Morte di Guglielmo II

La città finora felice, dotata di popolo trilingue, si sprofonda col cuore, si distilla col petto, cade colla mente. Colla bocca, colla mano, colle lagrime, schiamazzano e incalzano i clamori, i giovani coi fanciulli, i vecchi coi più giovani. Il ricco, il povero, il servo, il libero, il pio, l’empio, tutti con egual pondo fanno le esequie del re. Piangono colle vedove le caste, colle vergini le mogli. A che indugio nelle lagrime? Nulla v’era se non lamento: chi giace nelle culle, chi affiancato dal vigore della mezzana età, e chi ha il bastone per terza forma de’ piedi, per le terre, per le vie, per gli eccelsi palagi piangono.» Pietro da Eboli, Liber ad Honorem Augusti

Pietro da Eboli
Duomo di Monreale, tomba di Guglielmo II

Molto bello il riferimento all’«anglica luna orbata piange il siciliano giorno», ossia alla regina consorte Giovanna d’Inghilterra, sorella di Riccardo Cuor di Leone, che piange il marito, il “giusto rege” citato anche da Dante che collocò Guglielmo II nel Paradiso della Divina Commedia, canto XX linee 61-66

« E quel che vedi ne l’arco declivo,

Guglielmo fu, cui quella terra plora

che piagne Carlo e Federigo vivo:

ora conosce come s’innamora

lo ciel del giusto rege, e al sembiante

del suo fulgore il fa vedere ancora. »

Dante Alighieri

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18 November 1189 – William II the Good, King of Sicily, dies in Palermo, his hometown.

William II, known as “William the Good,” was born in December 1153 by William I the Malo, king of Sicily son of King Roger II, and by Margherita of Navarre.In 1166, when the elderly father died, the young William became king at the age of twelve under the regency of his mother. William I, before dying, assigned the succession to Guglielmo, while to the other son, Enrico, he confirmed the Principality of Capua; he entrusted the regency and protection of the young king to his wife Margherita, who was to be assisted by a regency council of three familiares: the bishop of Syracuse, Riccardo Palmer, the notary Matteo d’Aiello and the gaito Pietro.The first provisions of the regent and his council were dedicated to reconciliation, probably these decisions were suggested by William I at the point of death. Queen Margaret freed from prison how many were detained following the revolts of the previous decade and suppressed the payments of some gabelles imposed by her husband to some rebel cities.

Margherita, after a while, did not consider it more appropriate to rely on the officials she had named her husband, but she called from Navarre the half-brother, Rodrigo Garcés, who named the cousin, Stefano di Perche, who was Count of Montescaglioso, who appointed Chancellor and Bishop of Palermo , and other relatives to whom he entrusted the government of the kingdom.

This behavior dissatisfied both the barons and the officials, Italic and Saracen, and led to a revolt led by Matteo d’Aiello, who was initially imprisoned, but later succeeded in getting the better and making the Navarrese and the French move away .

Margherita was used to dissent, having lived, with her husband, such experiences with the revolt led by Matteo Bonnellis of Caccamo in 1160, which caused the death of one of his sons. Understandably, she was very protective of William, who learned several languages ​​well, including Arabic. They were tutors of Guglielmo first Gualtiero (for some Gualtiero of Offamil) and then Pietro of Blois.

Margherita then established a new regency council consisting of the bishop of Syracuse Riccardo Palmer, the notary Matteo d’Aiello, and Gualtiero, Gentile Tuscus bishop of Agrigento, Romualdo Guarna, Giovanni bishop of Malta, Ruggero count of Geraci, Riccardo di Mandra, Enrico count of Montescaglioso and Gaito Riccardo.

The first things that the regency council realized were, once again, the imprint of reconciliation with the population and the nobility. Fiscal amnesties were also granted, some vacant counties were given in fiefdom and the exiled Tancredi of Lecce and Roberto of Loritello were once again accepted in the Kingdom.

Margaret was a strong and courageous woman, she often asked for advice to the Archbishop of Canterbury, Thomas Becket, with whom he kept a close correspondence. Becket gave her only moral support, while Margaret supported him in the controversy that opposed him to the king of England Henry II. When Becket was killed in 1170 the Queen of Sicily granted shelter to the family of Thomas Becket.

William spent most of his youth outside Palermo, in castles like that of San Marco di Alunzio, he reached the age of majority in 1171.

The intrigues of bishops and nobles favored a power struggle at court, and this certainly influenced the attitudes of the sovereign William. Thanks to the new sovereign the kingdom returned to its ancient splendor, Guglielmo attempted to remedy his father’s mistakes and to a large extent succeeded. Appointed Vicecancere Matteo d’Ajello, he had a great respect for all the ethnic groups present in the city, he entrusted to the Muslims the old stolen positions and he gave the right importance to the feudal lords to whom he entrusted many charges to court and in the army.

The government then passed into the hands of Gualtiero, who also built the Cathedral of Palermo.

As often happens there were several attempts to secure a consort for the king of Sicily. Initially we hypothesize the marriage of Guglielmo with the Byzantine princess, Maria, daughter of Emperor Manuel I Comnenus, but soon the agreements for this union failed. In 1173 Pope Alexander III opposed the marriage between the Norman king and Sofia, daughter of Frederick I Barbarossa. Then in 1176 the archbishop of Capua Alfano di Camerota was sent to England.

He negotiated the marriage with the daughter of Henry II of England, to establish an alliance between the Altavilla and the Plantagenets. This mission was successful and the princess was taken to the island. In Palermo on 13 February 1177 Guglielmo married Giovanna Plantageneto (1165-1199), sister of Richard the Lionheart. On the occasion of this marriage the English nobles told of the pomp and luxury of the Norman court.

From this union no children were born and this prompted William, to ensure an heir to the throne of Sicily, to consent to the marriage of the now mature aunt Costanza (Roger II’s posthumous daughter) with Henry of Swabia, son of Frederick Barbarossa, the future Henry VI.

Considered by many to be just, indulgent and tolerant, William II won the opinion of historians also because he knew how to protect the intellectuals of the time, especially the Arab poets. With Guglielmo the Muslims maintained a wide representation of government and religion and in Palermo there were also some mosques.

The Arab traveler Ibn Giubair described him, perhaps because of his benevolent attitude towards Muslims, as a “quasi-Muslim” monarch.

Visible signs of the reign of Guglielmo are still today the magnificent Cathedral of Monreale and the Benedictine abbey of Monreale, which followed the construction of Cuba and the Zisa in Palermo.

The Cathedral of Monreale, dedicated to the Virgin Mary, was created to show the world that William was now a mature king willing to exercise all the power that came to him from the crown. This is evidenced by a mosaic depicting his coronation made directly by Christ in imitation of the mosaic of the Church of the Martorana which shows Roger II crowned by Christ. The construction of this great church, and the creation of a diocese a few miles from Palermo, was one of his most important actions. The attitudes of the sovereign William.

His domestic and foreign policy was ambitious, but Guglielmo rarely ventured far from Sicily.

He conducted skillful negotiations with the Holy Roman Empire, with the municipalities of northern Italy, and with the kingdoms of the Balkans and the eastern Mediterranean, where the Sicilian forces were able to conquer territory. After a long period of conflict, he made a peace treaty with the emperor of the East Isaac Angelo Comneno.

With William II called the Good (1166-1189) the island regained internal peace.

William the Good died in 1189, as already mentioned, without heirs. It can be said that the Norman era of Sicily ended with him. He is buried in the Cathedral of Monreale. Within a few years the era of the Hohenstaufen dynasty of Swabia arrived in Sicily and Frederick II was its greatest exponent.

The sun of men dies, the celestial suffer eclipses, the angular moon orbates the Sicilian day. When the sun shines, the orb is eclipsed; the stars cry, they hurt, the sea cries, the earth tears.

The city so far happy, endowed with a trilingual people, sinks with the heart, distills itself with the chest, falls with the mind. With the mouth, with the hand, with the tears, cackle and clamor the noise, the young with the children, the old with the youngest. The rich, the poor, the servant, the free, the pious, the impious, all equally make the funeral of the king. The castes cry with the widows, the wives with the virgins. What delay in tears? There was nothing but lamentation: whoever lies in the cradles, who is accompanied by the vigor of the middle age, and who has the stick for the third form of the feet, for the lands, for the streets, for the sublime palaces they cry“. Eboli, Liber ad Honorem Augusti.

Very beautiful the reference to the “anglica orbata orata mourns the Sicilian day”, that is to the queen consort Giovanna of England, sister of Riccardo Cuor di Leone, who mourns her husband, the “just rege” also quoted by Dante who placed William II in the Paradise of the Divine Comedy, canto XX lines 61-66

And what you see in the downward arc,

William was, to whom that land plora

that afflicted Carlo and Federigo alive:

now he knows how he falls in love

the heaven of the right rege, and the semblant

of its brilliance the shows again

 

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