7 OTTOBRE 1571 – Il contributo eroico dei siciliani del Regno di Sicilia alla battaglia di Lepanto.

di Santi Correnti

7 ottobre 1571 

La battaglia di Lepanto è meritatamente celebrata dagli storici come una delle più decisive per le sorti della civiltà occidentale. Essa infatti non è soltanto uno degli episodi più notevoli della storia militare ma segna anche una svolta decisiva nella storia dell’umanità perché come già a Imera in Sicilia e a Salamina in Grecia nel 480 a.C., come a Poitiers in Francia nel 732, con la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 l’occidente aveva fermato l’oriente. Anche se la vittoria non fu poi adeguatamente sfruttata, un certo slancio islamico verso l’Europa perdette molto del suo vigore.

I turchi in breve tempo erano riusciti ad impossessarsi dei Balcani e delle isole del Mediterraneo orientale.

La tracotanza dei turchi cresceva ad ogni ora; e in Sicilia, quotidianamente esposta ai loro attacchi, si gridava con terrore:

All’armi! All’armi! La campana sona:

Li turchi sunnu junti a la marina!

 

Non c’era ormai tempo da perdere. La gravità dell’ora fece si che le nazioni cristiane si rendessero conto che bisognava dimenticare rivalità e contrasti, per fare fronte unico contro il pericolo turco. L’appello che il Papa Pio V aveva lanciato il primo luglio 1570 venne finalmente raccolto e nel porto di Messina si riunì, nel settembre 1571, una poderosa flotta di duecentosettanta navi, di cui centonove veneziane al comando di don Giovanni d’Austria, figlio dell’imperatore Carlo V.

Arazzo Museo Villa del principe Genova. Partenza da Messina della flotta cristiana.

Salpata da Messina il 16 settembre la flotta cristiana si scontrò a Lepanto, con la flotta turca forte di circa trecento navi.

Battaglia di Lepanto. Visione di Pio V

Quale fu il contributo dei siciliani alla battaglia di Lepanto? Secondo Salomone Marino, i siciliani vi parteciparono con sedici navi; ma il Paolucci precisa che in quel periodo la Sicilia armava effettivamente sedici galere, a spese del governo siciliano e non di quello spagnolo, e che solo dieci presero parte alla battaglia. Solamente di quattro di queste dieci navi conosciamo la denominazione e i nomi dei comandanti, che ci vengono riferiti dallo storico messinese Giuseppe Arenaprimo.

Galera Capitana di Sicilia

Esse furono La Capitana di Sicilia, comandata dal palermitano Giovanni Cardona, che a Lepanto fu a capo dell’avanguardia cristiana; La Sicilia, La Padrona di Sicilia e La Capitana di San Giovanni di Sicilia, rispettivamente comandate da Francesco Amodei, Gaspare Bellacera e Davide Imperiale.

La bandiera del Regno di Sicilia che sventolava sulle galee siciliane nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571

L’Arenaprimo riferisce anche i nomi dei principali combattenti siciliani: Tutta l’isola generosa era rappresentata, con i Gallo di Messina, il catanese Ugo Paternò, il siracusano Rinaldo Naro, e moltissimi nobili palermitani. Essi fecero prodigi di valore, e non piccola parte del merito della vittoria deve essere riconosciuta ai siciliani. Infatti se non fu compiuto l’aggiramento dello schieramento cristiano, ciò fu dovuto alla presenza di spirito del siciliano Giovanni Cardona, comandante dell’avanguardia, che con la sua Capitana di Sicilia, essendosi l’ammiraglio genovese Giovannandrea Doria spinto troppo avanti con le sue navi, affronto da solo ben sedici galere turche e le pose in fuga, sconvolgendo il piano avversario e rimanendo ferito lui stesso, di freccia alla gamba e di archibugio al petto. E inoltre: Dei cinquecento archibugieri siciliani, al comando di Diego Enriquez, solo cinquanta sopravvissero; il palermitano Colantonio D’Oddo saltò da solo su una galera nemica, facendo strage dei turchi con uno spadone, brandendolo a due mani, ed ebbe morte da eroe con una archibugiata in fronte; un altro palermitano, Nicola Bologna, diede tali prove di eroismo a Lepanto, che da allora fu soprannominato <don Cola lu valenti>; e un umile forzato, Domenico De Agostino, liberato dai ferri durante la battaglia, impedì l’incendio della sua nave, La Padrona di Sicilia, che era stata arpionata da una galera turca, perdendovi due dita ma salvando la nave e l’equipaggio; il capo dei bombardieri, Federico Venusta, continuò a combattere anche dopo che una granata gli ebbe portato via la mano sinistra; e Cesare Rizzo portò a Palermo una campana da lui strappata a una galera turca. Ma non fu solo di valore il contributo dei siciliani a questa importante battaglia. Come riportano concordemente le fonti, i calcoli per la navigazione della flotta cristiana furono fatti dal matematico e umanista messinese Francesco Maurolico. Don Giovanni d’Austria, che glieli aveva richiesti li seguì a puntino e ne rimase cosi soddisfatto che ritornato a Messina si recò a rendere omaggio allo scienziato messinese.

Il 7 ottobre 1571 ricorreva la festività della Modanna del Rosario – La vittoria navale di Lepanto le venne dedicata. Pavia – Giovanni Battista del Sole Collegio Ghislieri Salone San Pio

La Sicilia e in particolare Messina sono quindi indissolubilmente legate al successo di Lepanto; e ne è eloquente testimonianza la cinquecentesca statua bronzea di don Giovanni d’Austria e che nei tre bassorilievi in bronzo del piedistallo indica due fasi di questa storica battaglia e la riunione delle flotte a Messina. I siciliani furono tanto entusiasti di questa splendida vittoria, a cui essi avevano cosi validamente contribuito, che avrebbero voluto don Giovanni d’Austria sul trono di Sicilia; un canto popolare del tempo chiama don Giovanni <l’angelo di salvazione> e immagina che la Sicilia gli offra la sua corona:

L’angilu vinni di salvazioni,

Sicilia ci proj la so curuna!

Messina – Piazza Annunziata statua di don Giovanni d’Austria.

Santi Correnti – Storia della Sicilia come storia del popolo siciliano pp 108-111

Santi Correnti è stato professore universitario e direttore dell’Istituto Siciliano di Cultura Regionale e della Rivista Storica Siciliana. Durante il periodo dedicato all’insegnamento presso l’Università di Catania (dal 1970 al 1996), creò la prima cattedra in Storia della Sicilia.

Purtroppo le gesta di questi nostri illustri antenati sono caduti nel dimenticatoio. Non una piazza, non una statua, non una commemorazione, forse qualche viuzza stretta ed isolata in qualche centro dell’isola. Eppure è anche grazie alle loro coraggiose gesta se la civiltà europea continua a sopravvivere.





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